mercoledì 14 novembre 2012

La legge truffa del 1953. E oggi?


Riforma elettorale: una nuova “legge truffa”?

Alcide De Gasperi (1881-1954)

21 gennaio 1953: la Camera dei Deputati italiana approva la legge n. 148, contenente norme di riforma della legge elettorale proporzionale in senso maggioritario.
2 giugno 1946: referendum istituzionale
ed elezione dell'Assemblea costituente

La legge elettorale della Repubblica italiana risaliva a pochi anni prima, poiché nel marzo 1946, con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 74, era entrata in vigore la legge con cui si sarebbero tenute le elezioni del 2 giugno successivo, insieme al referendum istituzionale nel quale gli italiani avrebbero scelto tra repubblica e monarchia. Il sistema elettorale che quel decreto prevedeva era largamente proporzionalista, mentre la legge del 1953 introduceva il criterio maggioritario: il partito (o la coalizione) che avesse ottenuto almeno il 50% più 1 dei voti validi avrebbe avuto il 64,5% dei seggi, ovvero un premio di circa il 14,5%.
Piero Calamandrei (1889-1956)

Come molti ricorderanno, la sinistra si oppose con forza alla legge del 1953, contestando al governo De Gasperi, che l’aveva proposta e sostenuta, non solo il contenuto della norma, ma anche il modo con cui essa era stata deliberata. Alla legge si oppose anche l’estrema destra (il Partito Nazionale Monarchico e il Movimento Sociale Italiano) e furono in forte imbarazzo con i propri partiti anche alcuni esponenti di formazioni moderate che sostenevano la normativa: Piero Calamandrei e Tristano Codignola, ad esempio, si opposero alla legge ed entrarono in conflitto con il Partito Socialista Democratico al quale appartenevano; per la stessa ragione Ferruccio Parri uscì dal Partito Repubblicano e insieme a Calamandrei fondò Unità Popolare, formazione politica che aveva lo scopo di avversare il nuovo sistema maggioritario.

Il simbolo di Unità popolare
In effetti le modalità di approvazione della legge n. 148 furono al limite della correttezza istituzionale, se non proprio della legalità. Infatti, poiché alla Camera si discusse a lungo e si mostrarono in tutta la loro estensione i pareri contrari e i dubbi, al Senato il governo e l’Ufficio di Presidenza fecero in modo di accorciare il dibattito; poi, approfittando della festività della domenica delle Palme, in cui tradizionalmente i lavori venivano sospesi, si passò al voto con l’assenza di molti deputati e senatori, ottenendo così il varo della legge. La DC aveva bisogna che la norma venisse approvata in tempo per le elezioni del giugno seguente e, temendo una perdita di consensi dopo il periodo di governo centrista che durava dal 1948, intendeva presentarsi alle elezioni senza correre il rischio di perdere la guida assoluta dell’esecutivo. Fu Calamandrei, a quanto pare, ad usare per primo l’espressione “legge truffa” per riferirsi alla legge maggioritaria, alludendo con tale espressione al modo con cui era stata approvata, ma soprattutto al contenuto di essa: il principio maggioritario era considerato dall’illustre costituzionalista come un vulnus per la democrazia, un attacco al principio di rappresentanza, una minaccia per la libertà.

Un manifesto del Pci contro la "legge truffa"
Il PCI e il PSI si gettarono a corpo morto nella mobilitazione contro la legge, accusarono De Gasperi di aver attuato un colpo di Stato e di voler instaurare una dittatura ottenendo, attraverso il premio maggioritario, il controllo assoluto del Parlamento. Il rischio di tornare al ventennio fascista, secondo l’opposizione, era reale e imminente, perciò occorreva una fortissima mobilitazione contro il governo e contro la DC. La sinistra evocò lo spettro della legge Acerbo, quella che nelle elezioni del 1924 aveva consentito al Partito Fascista di vincere le elezioni, utilizzando anche la violenza e le intimidazioni in aggiunta al rilevante premio di maggioranza che quella norma consentiva (2/3 dei seggi al partito che raggiungeva il 25% dei suffragi). Così, la campagna elettorale del 1953 fu assai dura e i toni che vi si impiegarono furono da guerra civile: il PCI paventò il rischio della dittatura, la DC quello dell’anarchia. Ma le cose andarono diversamente: alle elezioni del 7-8 giugno la DC, alleata con il PSDI, il PRI, il PLI, il Partito sardo d’Azione e la Sudtiroler Volkspartei ottenne il 49,8% dei voti; la sola DC perse quasi il 9% dei suffragi rispetto al 1948; il PCI e il PSI aumentarono i loro voti portando in Parlamento 35 deputati in più rispetto al 1948; ma aumentarono anche i suffragi delle forze di estrema destra, i monarchici e il MSI. Nel complesso furono le forze moderate di centro e centro-sinistra ad uscire sconfitte; vinsero invece le forze estreme, sia di destra sia di sinistra.
Un momento della campagna elettorale
del 1953 immortalato da una copertina
della Domenica del Corriere

Ovviamente il premio di maggioranza non scattò, seppure solo per pochissimi voti (poco più di 50 mila). La DC, da partito di maggioranza assoluta qual era stato nel 1948, divenne partito di maggioranza relativa: perciò continuò a governare, ma da quel momento non poté più farlo da sola, bensì in coalizioni sempre più vaste e sempre più instabili. La volontà di De Gasperi di evitare, grazie alla legge maggioritaria, l’instabilità degli esecutivi naufragò completamente, obbligando la DC ad aprirsi ad alleanze con la destra monarchica e missina. La legge n. 148 venne poi abrogata nel 1954.
Certo, oggi sappiamo che il fallimento della legge maggioritaria portò, dopo i conflitti generati dall’ingresso nella maggioranza del Msi e dei monarchici (dal 1957 al 1960), verso il centro-sinistra del 1962, quando il PSI entrò nell’esecutivo insieme alla DC. Ma la precarietà dei governi e la difficoltà a trovare compromessi tra i partiti da quel momento divennero la regola della politica nella prima Repubblica.

La vicenda della legge truffa mi è venuta in mente ascoltando il dibattito, tuttora in corso, sulla riforma elettorale. Oggi è il PD di Bersani, erede di quel PCI che nel 1953 si oppose alla legge maggioritaria, a chiedere a gran voce un sistema proporzionale con un forte correttivo in senso maggioritario. Cosa c’entra con la legge del 1953? Bé, valutate voi: allora il premio maggioritario che la legge 148 proponeva era del 14,5% a favore del partito che otteneva il 50% più uno dei voti validi; oggi il PD propone di attribuire la maggioranza assoluta a quel partito (o coalizione) che ottenga circa il 40% dei voti. Non solo: al partito che non dovesse raggiungere quella soglia, il PD propone di assegnare un “premietto” del 10%, sicché, se venisse accettata questa idea, con un terzo dei voti si potrebbe ottenere quasi la metà dei seggi! E pensare che la legge truffa è ancora oggi presentata, nelle opere degli storici di sinistra, come parte di una più vasta strategia della DC di “restringere le libertà civili […], rafforzare la legge e l’ordine, […] limitare i diritti degli estremisti”, strategia di cui “la legge elettorale fu l’elemento più importante”: così scrive Paul Ginsborg, storico di sinistra molto amato dagli intellettuali progressisti che frequentano gli Istituti di storia della Resistenza, nella sua Storia d’Italia 1943-1996. Famiglia, società, Stato (Torino, Einaudi, 1998, p. 168).

Lo storico Paul Ginsborg
Sia ben inteso: non vi è nulla di male nel cambiare opinione, né nell’affermare oggi quel che ieri veniva imputato ad altri come attacco alla democrazia. I tempi cambiano, le necessità della politica mutano con essi. Ma mi piacerebbe sentire qualche intellettuale di sinistra riconoscere che la proposta di De Gasperi non era un colpo di Stato, ma il tentativo, per usare le parole oggi utilizzate da Bersani, di garantire stabilità e “governabilità” ad un paese in preda a conati insurrezionali sia di estrema destra sia di estrema sinistra. Se questo riconoscimento vi fosse, allora potremmo dire che la nostra memoria storica sta cominciando ad essere condivisa e pacificata.

Infine, trovato l’accordo sul nostro passato, occorrerebbe ricordare a quanti stanno discutendo la riforma elettorale che un eventuale premio di maggioranza si può dare solo al partito (o coalizione) che ha ottenuto un vasto consenso, almeno del 45-50%: altrimenti sì, che si potrebbe evocare lo spettro della legge Acerbo! Chi ha un quarto o un terzo dei voti validi non può attribuirsi la maggioranza assoluta dei seggi. Se così dovesse accadere, ricorderemmo la nuova legge elettorale come una rediviva “legge truffa”. Ma lo riconoscerebbero anche gli intellettuali di sinistra? Ne dubito.

6 commenti:

  1. Bellissimo articolo! Mi permetto di segnalare il link....

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  2. Articolo molto bello e illuminante.

    Andrea

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  3. Grazie Araba Fenice per la segnalazione. Grazie Andrea per la lusinghiera valutazione. I risultati odierni delle elezioni confermano la necessità di una seria e ponderata riforma elettorale. Cordiali saluti!

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  4. Mi sembra una valutazione corretta

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    1. Gentilissimo signor Malaguti (mi pare questo il suo nome, sbaglio?), grazie per il suo sostegno. I blog vivono di condivisioni, come lei sa, perciò fa piacere riceverne da colleghi di... rete. La saluto con simpatia,
      Carlo

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  5. articolo che da una valutazione corretta della storia di questa Repubblica che condivido

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