martedì 29 gennaio 2013

Berlusconi, le sue battute e Mussolini


Le spensierate affermazioni del Cavaliere sul fascismo


Le battute, si sa, fanno ridere, o dovrebbero far ridere. L’ex Presidente del Consiglio Berlusconi ci ha abituato al “battutismo” politico. Ci ricordiamo tutti di quando disse di Rosy Bindi “è più bella che intelligente”, o di quando disse di Obama, da poco eletto alla sua prima Presidenza degli Usa, che era “abbronzato”. Gli inizi della “discesa” in campo del Cavaliere furono forse i più produttivi e “creativi”: di sé disse di essere “l’unto del signore”, il “presidente operaio”, “il miglior capo o presidente d’Europa”, “il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia avuto in 150 anni di storia”. Due anni fa, in piena crisi economica, ebbe il coraggio di negarne l’esistenza, sostenendo che la prova era offerta dai “ristoranti pieni”. Più o meno quasi contemporaneamente affermò anche che “i poveri sono persone diseducate al benessere”. Una vera delizia queste parole, soprattutto per chi si arrabatta tutti i giorni per sbarcare il lunario, oppure per trovare un lavoro dopo aver perduto la precedente occupazione.



Un momento dell'intervista di Berlusconi
il 27 gennaio scorso
Su Mussolini non è la prima volta che si esprime. Ha spesso lodato il ventennio come epoca di sviluppo economico e di efficienza produttiva, di correttezza e onestà dei funzionari, di prestigio internazionale e di gloria per l’Italia. Messo alle strette dai giornalisti, un giorno affermò addirittura che “Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, al massimo mandava qualcuno a trascorrere un periodo di vacanza al confino”. Non mi stupisco, perciò, di quanto ha affermato il 27 gennaio, in piena celebrazione della “Giornata della memoria”: “il fatto delle leggi razziali”, ha detto all’intervistatore, “è stata la peggior colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene” (vedere il servizio sulla frase di Berlusconi ad esempio su repubblica.it).

Propaganda antisemita del fascismo
Per valutare questa battuta, dai più giudicata infelice, separerei due aspetti: il giudizio storico in essa contenuto; il suo valore politico. Dal punto di vista storico, l’affermazione di Berlusconi contiene una mezza verità, un errore e un’ovvietà. La mezza verità consiste nell’aver imputato all’alleanza con la Germania nazista l’obbrobrio delle leggi razziali del 1938: in effetti è verosimile pensare che se Mussolini non avesse sottoscritto l’Asse del 1936, difficilmente il fascismo italiano si sarebbe fatto trascinare nella guerra e nella crociata antisemita. Tuttavia, la decisione di emanare le leggi razziali fu presa da Mussolini in perfetta autonomia, senza alcuna pressione da parte di Hitler, senza alcuna richiesta da parte della popolazione italiana che, anzi, non comprese e in massima parte si oppose alla politica antisemita.

L'applicazione delle leggi razziali a Roma, nel 1938
L’errore contenuto dall’affermazione di Berlusconi sta nell’attribuire a Mussolini tanti buoni risultati politici: oggi sappiamo che anche nelle imprese più lodate del fascismo, come “quota 90”, come la “battaglia del grano”, come la bonifica integrale, vi sono aspetti positivi e aspetti molto negativi, risultati solo parzialmente conseguiti a fronte di grandi sacrifici e di gravi compromessi che il Duce dovette imporre e accettare per rincorrere gli obiettivi di prestigio che aveva deliberato.

L’ovvietà è un corollario di quanto appena detto: difficilmente nella storia degli Stati e nell’azione dei leader si troveranno soltanto errori e risultati negativi; anche il più tirannico e odiato dei capi di governo, se ha comandato a lungo come Mussolini, ha fatto sicuramente qualcosa di buono. Berlusconi, che spesso si atteggia ad alfiere dell’anticomunismo, dovrebbe riconoscere come valida questa ovvietà anche per Stalin, e, ci sia consentito dirlo, persino per Hitler. Tutti i governi della storia mondiale, insomma, al netto degli errori conclamati ed evidenti, “per tanti altri versi hanno fatto bene”. Anche i governi della Repubblica italiana.

Hitler e Mussolini
Riguardo al giudizio politico, la questione è invece molto più semplice: Berlusconi ha detto una cosa politicamente errata e pericolosa. Chi ama la libertà e la democrazia deve riconoscere che quel che conta, nella valutazione dell’opera di un leader, non è solo la grandezza dei risultati ottenuti (molto discutibile nel caso di Mussolini) ma il prezzo che si è pagato per raggiungerli. Il fascismo potrà anche essere arrivato a mete impensabili per i governi liberali (i quali, però, avevano unificato l’Italia: Mussolini, entrando in guerra, l’ha spezzata in due), ma lo ha fatto negando la libertà di espressione, di associazione e di voto. Potrà aver reso l’Italia autosufficiente dal punto di vista cerealicolo (impoverendo per altro i rimanenti settori dell’agricoltura), ma lo ha fatto zittendo con la violenza ogni opposizione. Potrà aver fondato le città nuove, come Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Pomezia (sbagliando completamente le previsioni circa il loro sviluppo e la loro vocazione produttiva), ma lo ha fatto imponendo la dittatura.
Lo storico Giovanni Sabbatucci

Lo ha detto in una bella intervista (vedere qui) lo storico Giovanni Sabbatucci, rispondendo per le rime a Berlusconi: “va riconosciuto a Mussolini il fatto che la sua dittatura fu meno sanguinaria rispetto a quella dei suoi coevi. Detto questo, Mussolini fu fin dall’inizio un dittatore […]. Tanto basta per condannarlo anche se avesse fatto bene tutto il resto. Questo è il punto”. Parole che dovremmo mandare a memoria una volta per tutte. L’affermazione di Berlusconi è stata politicamente errata, ma si nutre di una valutazione storica altrettanta sbagliata del fenomeno fascista: il fascismo non fu un governo liberale, non lasciò vivere le istituzioni che dovrebbero essere difese da chi, come Berlusconi, si professa amante della libertà. Il fascismo uccise la libertà di stampa, sciolse i partiti e i sindacati non fascisti, soffocò il diritto di espressione, ridusse il Parlamento ad una succursale del Partito fascista, impose la violenza laddove non arrivò con i decreti e con i Prefetti. E infine, dovrebbero dirlo a Berlusconi che dice di essere liberista, statalizzò gran parte dell’economia nazionale.

Dicevo all’inizio che le battute fanno ridere. Naturalmente l’affermazione sul fascismo dell’ex premier non era una battuta, ma l’esposizione di un pensiero, sebbene fatta con la solita leggerezza con cui Berlusconi pronuncia le sue battute. Questa volta, però, non solo non ha divertito (ma chi mai ha riso di tutte le altre sue battute?), ma ha rivelato la profonda ignoranza storica e politica (oltreché l’insensibilità: non si dimentichi che il 27 gennaio era la Giornata della memoria) di un leader che si appresta a ripresentarsi alle elezioni politiche. Ne trarranno le giuste conseguenze gli italiani che andranno a votare?

6 commenti:

  1. Francesco Amodeo29 gennaio 2013 21:58

    Mi trovo completamente d'accordo con quanto ha scritto, professore, ma vorrei aggiungere un triste dato che mi è capitato di leggere in rete ultimamente: mentre in tutto il mondo e su tutti i giornali, per l'ennesima volta, l'ex premier ci faceva fare una bella figura ("Berlusconi elogia Mussolini nel giorno della Memoria dell'Olocausto" apertura della BBC, DAILY TELEGRAPH titola "Berlusconi bersagliato per aver difeso Benito Mussolini", THE INDEPENDENT scrive: "Silvio Berlusconi elogia il dittatore Musollini per aver 'fatto buone cose'". In Francia LIBERATION e LE MONDE titolano "Per Berlusconi Mussolini ha fatto buone cose", in Spagna EL MUNDO e EL PAIS "Berlusconi giustifica la politica fascista" ecc...), in Italia, i dati statistici su Berlusconi davano, dopo quest'affermazione oscena, addirittura un incremento (seppur minimo) delle percentuali elettorali, nonchè le dichiarazioni positive della Destra di Storace e di CasaPound.
    Lascio a Lei giudicare la drammaticità di questi dati, la cui pesantezza in un paese occidentale nel XXI secolo è, secondo me, incredibilmente gravosa.
    Io penso che se un paio di mesi fa Obama avesse scherzato sulle piantagioni di cotone del Texas, in cui la servitù era molto sviluppata, avrebbe perso le elezioni; o che se la Merkel giustificasse anche solo una frazione minuscola della politica del Terzo Reich, il Parlamento Tedesco chiederebbe la sospensione del mandato.
    Berlusconi non si rende conto del devastante potere mediatico che la sua figura ha conservato anche dopo le dimissioni. Una bomba nelle mani di un bambino.

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  2. Francesco Amodeo29 gennaio 2013 22:17

    Un'ultima cosa. Le crea qualche problema se condivido il suo articolo su Facebook? Mi piacerebbe che lo leggesse qualcuno.

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    1. Caro Francesco, non ho nulla in contrario, anzi, per me è tutta pubblicità. Basta che non litighi con nessuno, mi raccomando! Riguardo a quello che hai scritto nell'altro intervento hai ragione: ho visto anch'io quei sondaggi e sono preoccupato. Ma che razza di testa abbiamo noi italiani? Non bastano le "olgettine" e le feste a base di burlesque, non bastano le incapacità amministrative, non bastano i guai giudiziari e il conflitto di interessi, non basta il baratro finanziario verso cui ci hanno portato in 20 anni, non bastano le battute para-fasciste: che altro dovrà accadere perché gli italiani capiscano che Berlusconi non va più votato?

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    2. Francesco Amodeo30 gennaio 2013 21:06

      Finchè Mediaset, Mondadori, Il Giornale, Einaudi, Panorama, e letteralmente DECINE di altre aziende di editoria e televisione da lui possedute (senza dimenticare la cara Rai, almeno fino a poco tempo fa) continueranno ad esercitare il magnifico lavoro che hanno sempre fatto per il Padrone, temo che non vi sia uscita.

      P.s. Mi impegnerò di non litigare con nessuno, anche se, devo ammetterlo, non Le garantisco nulla.
      Ovviamente scherzo.

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  3. Francesco dice cose molto sagge, a cui vorrei aggiungere questa considerazione. Negli Usa un'uscita del genere sarebbe inconcepibile perché in quella civile nazione esiste una memoria condivisa e alcuni valori fondanti sono considerati irrinunciabili da tutti i cittadini (o quantomeno dalla stragrande maggioranza di essi), per cui un presidente democraticamente eletto non può permettersi di fare l'apologia di un dittatore. Al contrario in Italia si è partigiani in tutto, al punto che un leader politico, per fare campagna elettorale, può strizzare l'occhiolino ai suoi elettori semplicemente evocando "il mito" del fascismo o lo "spettro" del comunismo. Che dentro queste due categorie ci siano nozioni storicamente infondate poco importa; che passi il messaggio inquietante che contano i risultati e non il modo in cui li si consegue interessa ancor meno a una certa fascia di elettori, i quali vagheggiano solo un "pater patriae" che con qualunque mezzo assicuri loro benessere e sicurezza. Per questo, temo, l'uscita di Berlusconi ha ottenuto un effetto opposto a quello che molti di noi auspicavano. Vorrei sbagliarmi, ma ho paura che per molti la democrazia sia sacrificabilissima... Finché, ovviamente, non devono pagare di persona il conto...
    Giovanna

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    1. Temo anch'io, Giovanna, che per molti italiani la democrazia sia sacrificabilissima. Un miscuglio di atavismo, ignoranza, pigrizia, egoismo ha portato in passato, e forse porta oggi, molti nostri connazionali a desiderare il pater patriae. In particolare sottolineo la pigrizia: come scrisse Einaudi molti anni fa, e ribadito von Hajek negli anni Settanta, è la pigrizia a spingere gli uomini ad affidarsi ad un leader forte cui delegare ogni scelta. Troppo difficile, troppo faticoso pensare con la propria testa. Se al comando c'è un uomo di cui ci si fida in modo cieco, a cui si attribuiscono capacità demiurgiche, perché l'individuo comune dovrebbe sforzarsi di capire? Mala tempora currunt...

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